1612 Zaccaria Soranzo di Marco
Dispaccio del 11 maggio| 1614|
N.
Serenissimo Principe,
un saccheto di letere de due che mi scrive mandate l’eccellenza signor Bailo, con sue lettere di 17 del passato, m’è stato reso questa matina da uno delli fanti, et quell’istesso riposto nella solita casella invio alla Serenità vostra, per Zanne de Lacchero, patron de fregata ordinaria, havendomi riferto il portatore di esso esser restato a dietro amalato il suo compagno con un saccheto di levore di mercanti, una giornata discosto da Constantinopoli, che per non perder tempo col tornar indietro et per non se caricare nella malagevolezza della strada e del longo camino non ha potuto portarlo, per salvezza del quale soggiunse di haverlo notificato a una muda di essi, che ha incontrato al passaggio a Constantinopoli, perché o lo riportino o ne diano contezza all’eccellenitssimo signor bailo, acciò possa mandarlo a ricuperare. Questo, che hora mando alla Serenità Vostra l’era anco stato levato dal bassà della Bossena, da lui incontrato a meza strada, e s’andava alla Porta, ma havendole mostrato il commandamento del gran signore, gli fu restituito e lui lasciato passare liberamente.
Il clarissimo signor Francesco Morosini sopracomito, che con due altre galere si passa in Levante con gli pubblici denari, né ha gli cinque stante che gli furno portate le paghe di queste militie, che sino l’ottobre passato sono state ballotate et riscosse sopra le Camere, et perché sino all’hora ha comunicato questa Camera a partire di danari, e per conseguenza è a me convenuto valere delli depositi di biave et di fabriche, et poi de imprestiti particolari, come più volte ho riverentemente rappresentato alla Serenità vostra, immediatamente che di essi passo la ricevuta per Camera, da quella uscirano per sodisfattione in parte delli sudetti imprestiti, in modo che sono rimasto con la scarsezza e col desiderio de prima. Che mi serve occasione de riverentemente supplicarla a commettere che mi siano quanto prima mandate e portate le susseguenti paghe, che se bene non verranno con l’anticipatione ch’è stata solita della Serenità vostra, serviranno almeno di manifesta dechiaratione che nell’avvenire non si sia per desiderare professione così necessaria. Gratie etc.
Di Catharo xi, maggio 1614.
Zaccaria Soranzo, rettor et provveditor.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.