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1612 Zaccaria Soranzo di Marco

Dispaccio del 30 luglio| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
haverà sin hora inteso la serenità vostra le mie lettere, che scrisse sotto gli xx del corrente mese, l’accidente delle ferite che il giorno avanti mi diede nel proprio palazzo il clarissimo signor Giulio Benzon camarlengo, non da altro mosso che persistendo io in più volte pregarlo e ripregarlo che me dovesse restituire due mandati di pagamento da me fatto a questa strathia col denaro che presi ad imprestito, per non ce n’esser in questa Camera, e di che nelle sue mani con mal modo pervenuti ne havea a suo credito menata partida nei publici libri, come se lui li havesse pagati; aggiungendoli che havesse in consideratione alcun esser lui intervenuto al pagamento sudetto, et che all’hora non solo ma alcuni giorni doppo non hebbe la consegna della cassa, havendomi egli riposo che quelli non mi voleva dare, ne di essi farmi buono il valore a mio credito, et io replicandole che ne haverei di ciò dato conto alla Serenità vostra, e a un tratto manifestato l’intacco con poco suo honore di seicento et più ducati nella sua administratione, che son gli detti due mesi mandati cercava di coprire sdegnato da questo mio parlare, voltatomisi contro, né altro havendo che la chiave della Camera, con quella ardì ferirmi in tre parti della testa, dandosi immediate a fuggire illeso, e nascondersi di maniera che tuttavia non si sa se egli sia nella città o da quella uscito. Et perché mi do a credere che possa esser desiderato il sapere lo stato delle mie ferite, ho preso con questa mia significarlo alla Serenità vostra, che doppo alquanti termini di febre, che poi cessorno coll’aiuto de Dio, vanno quelle saldando, et ne spero fin pochi di la intiera salute. Io faccio procurata creatione per haverla supplicar con ogni dovuta mia riverenza, che si compiaceria provedere a cotanta temerità et offesa, se per esser fatta a publico suo rappresentante, come per esser sucesso scandalo, e commotione tale fra questi popoli, che si messero in arme, e dubitando peggio della mia vita per esser stata una delle percosse vicina alla tempia, hebbero sino a discorrere sopra il governo di questa città. Né resterò dirle che havendo io fatto bollar questa Camera, perché da chi sarà dalla serenità vostra commesso possano esser vedute le publice sue ragioni, conto sopra ciò quella provisione che le parrà necessaria per l’administratione del suo denaro, et per gli pagamenti che giornalmente occoreranno farsi. Et trattandosi di riveder gli conti di essa per poter esser io sodisfatto de miei giusti crediti per render l’imprestato denaro, et di haver gli recapiti, che mi bisognano per venir a repatriare, potrebbe in ciò supplir l’illustrissimo signor proveditor dell’armata, con l’occasione ch’egli si aatrova nelle acque di Ragusi, mentre però alla Serenità vostra paresse bene il commetterglielo. Gratie etc.
Di Catharo, gli xxx luglio 1614.

Zaccaria Soranzo, rettor et proveditor.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.