• it
  • it
  • en
  • hr
  • el
  • de

1612 Zaccaria Soranzo di Marco

Dispaccio del 27 agosto| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
da quello che la Serenità Vostra si è compiacciuta scrivermi con sue lettere de 2 del corrente, et dalla formatione del processo commessa all’illustrissimo signor Proveditor dell’armada Superanzio, del clarissimo camarlengo Benzone, ho compreso quanto le sii a cuore il vendicare le offese fatte a’ suoi rappresentanti. Onde che mi viene occasione de reverentemente specificarle c’havendo l’illustrissimo signor proveditor dell’armata a detto mandato vedesse lo stato di questa Camera, vi si transferì hieri matina e fatti sbollare il scrigno el banco delle scritture tenute da detto camerlengo, fece dalli suoi cancellieri e stagionato farne inventario degli conti che simil negotio ricerca, alli quali conti essendo intravenuto il clarissimo signor Giovanni Battista Benzone suo padre, et havendo lui con gli occhi proprii veduto dal rincontro che era il scrigno de mandati che cosngina al detto suo figlio per la summa de diversi resi 2 esser stati quarantasei, et non quarantaotto, come malamente asseriva, et accortosi che gli due de più erano gli trafugatimi, che anco volse Iddio per confirmatione della innocentissima mia instanza, che il sudetto inventario de soli quarantasei mandati sia stato sottoscritto di mano propria del detto Camarlengo. Vinto anco dal cressimento della sua cassa de ducati 1.252, ancorché non bastino per sidsfarmi l’ammontar di detti due mandati, e gli imprestito de ducati 1.770 che io feci alla banca per pagamento di queste milite, si lasciò intendere al sudetto illustrissimo signor proveditor all’armata, et a tutti publicamente, esser io vero creditore delli sudetti due mandati, et che non potendo levarli di Camera, per esser di essi state menate le partide nei zornali, mi haverebbe pagato il loro valore col suo proprio denaro, come effettualmente e prontamente ha fatto, lassando ferma dechiaratione presso il mondo, che io habbi havuto giusta causa di addimandarli, et che malamente fossero capitati nelle mani del camarlengo suo figliolo, coprendo anco di questo modo l’intacco di cinquecento ducati che quando dalla Camera mi fossero stati resi gli detti due miei mandati, chiaramente verrebbe a manifestarsi. Ho preso di ciò dar conto alla Serenità vostra per quello che con precedenti mie havevo instato la recetione di questa Camera, e la cognitione di queste mie ragioni, per potere conseguire et sodisfare gli imprestiti da me contratti necessariamente per gli pagamenti fatti a questo pressidio. Hora quanto all’attione degli suddetti mi resta solo il supplicar la serenità vostra come facio riverentemente, che le piaccia provedere di suggetto, c’habbi administrar gli pagamenti de questa Camera, col quale anco io possa terminare gli miei conti, et conseguire quel di più che vado creditare in essa Camera, per haver poi gli recapiti se gli bisognano per venirmi a repatriare. Il che sto attendendo dalla dignità della serenità vostra. Gratie etc.
Di Catharo, gli 27 agosto 1614.

Zaccaria Soranzo, rettor et proveditor.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.