3 marzo| 1614 Alvise Rimondo
Dispaccio del 3| maggio| 1614|
N.
Serenissimo Principe,
L’eccessive spese d’armate, et li esserciti che tiene la Serenità Vostra in questi seni del suo mare per depressione di temerari Uscochi, mi dano norma et manifesto segno quanto siano a Lei in esoso et di disgusto le rubbarie, svalegi, et scelerità da loro ogni giorno commesse in pregiuditio grandissimo della securtà della navigatione, et in dispregio della publica dignità, et grandezza sua. Ond’ad altro principalmente non ho mirato, doppo l’ingresso mio a questa carica, se non a procurare d’estirpare quelli che ne vano capitando per questi canali, usando ogni rigore contra ricettatori et fauttori suoi, de quali il paese n’abbonda, finalmente havendo io fatto imprigionare cinque huomini del Morter per certo svaleggio d’una fregata dalla Brazza nel loro porto la settimana passata seguito, et vedendo la ressolutione mia, li medesimi Mortesini si sono posti in alcune barche, et datisi a seguitare quel sceleratissimo Usura, uscoco, capo principalissimo et famosissimo in questi contorni, che con una barca tolta ad alcuni pescatori di quell’istesso scoglio del Morter con quindeci huomini suoi sateliti, andava husmando la tracia dove potesse commettere le solite loro depredationi. Finalmente hieri mattina in conformità de’ miei rigorossimi ordini et mandati, havendolo scoperto nel medesimo scoglio del Mortier, lo hanno fugato, et vedendo egli non poter ressistere si diede alla terra ferma, et sbarcatosi con li suoi, li Morterini dietro insieme con altri della Sbosella, che conforme alli ordeni che tengono da me di doversi dar aggiuto le ville una all’altra, cargandoli et seco combattendo, ne hanno ammazzato otto, le teste de’ quali questa mattina hanno portato sopra questa pietra, e tre condotti vivi priggioni, tutti famossimimi et sceleratissimi ladroni. Il capo loro Usura, homo sagazze et che teneva per longhezza d’anni buona […] del paese, procurando di salvarsi fuggì di nascosto verso il mare, mentre li altri teneva il camino per terra ferma, ma la buona sorte ha voluto che, udito il rumor d’un tal conflito da un Capitano di barca armata che si attrovava in quel contorno, armatosi a quella parte scoperto Uxura che ad alcuna machia procurava di nascondersi vicino all’acqua, sbarcati alcuni suoi huomini, né lui potendo fuggire per la carica che haveva di sopra, l’hanno fatto priggione, et levatagli la testa, con la quale subito esso capitano se n’è andato verso terra per appresentarla all’Illustrissimo signor Capitano del Golfo, come da questi sudditi, che hanno condotto qui il resto m’è stato rifferito, il che sì come è rescrito a me di somo gusto per liberare questi canali da così scelerato homo con altri undici insieme, essendone fuggiti tre soli, così ho voluto subito rappresentarlo alla Serenità Vostra, affermando ch’io non mancherò di continuare nel medesimo proponimento, et più spererei di fare quando la Serenità Vostra comandasse che di continuo a questa guardia assi[…] da barche d’Albanesi, et trovandosi questa città et territorio in mezo come Ella benissimo sa, di dui Sanzaccati, dove gli Uscochi, quando da una parte et quando dall’altra, portassero danni, et loro esclamano che per lo stato della Serenità Vostra se gli dia transito, oltre che essendo questi porti di fuori frequentati dalla navigatione, non perdonano ad alcuna sorte di natione, havendo pure la settimana passata svaligiato tre marsigliane che venivano da Venetia per andar in Puglia a caricar d’ogli havendoli fra zucheri, cose et panine levato per più di 4 milla ducati di valsente, come mi giova di credere che sia stato dato conto alla Serenità Vostra dall’Illustrissimi signori Rettori di Zarra, che sebene più vicino a Sebenico, che a quella città seguì il spoglio, è nondimeno dalla loro iurisditione alli scogli delle sue peschiere, dove mi fu rifferito che havevano portate le denontie et le querelle. Questo è quanto succintamente per hora posso notificare alla Serenità Vostra, alla quale constituiti ch’io habbia li rettenti, tutto formato il processo, non mancherò di rappresentare tutti quelli particolari ch’io stimerò doverle riuscir di gusto, et di alcun publico servitio, sperando da questo insanguinamento tra questi et loro Uscochi, che ne possi ressultare ottimo servitio alle cose della Serenità Vostra, e sicurtà del paese, con sodisfattione di confinanti, et concorso di maggior quantità di merci. Gratie.
Di Sebenico, adì 3 maggio 1614.
Alvise Rimondo, Conte et Capitano.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.