• it
  • it
  • en
  • hr
  • el
  • de

3 marzo| 1614 Alvise Rimondo

Dispaccio del 16 maggio| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
Rappresentai alla Serenità Vostra, sotto li 3 del mese corrente, quel più che potei per la brevità del tempo intorno all’impresa fatta dalli Morteni, et huomini della Slosella, sudditi suoi di questa iurisditione, contra quel scelerato Uxura, uscoco et sua compagnia, havendone questi nostri del numero di quindeci otto ucisi, et tre condotti vivi priggioni con la morte di un solo dal canto loro, et l’istesso Uxura in se stesso confuso, capitato in potere d’un capitanio di barca armata, che gli levò la testa, quella presentando all’Illustrissimo signor Capitano contra Uscochi, et di poi anco li altri tre, pur dispersi, in se stessi sono capitati in mano dell’Illustrissimo signor Capitano del Golfo, così che tutta quella qsetta è rimasta estinta; sì come di tutte l’altre facile sarebbe il medesmo, quando gli sudditi si rissolvessero di non ricettarli, et participar seco delli buttini, ma l’esser loro per più cause interessati, fa che si rendono difficili a tal ressolutione, né questa certo seguiva senza la prigionia, che io mi rissolsi di fare dell’istessi cinque del Morter, che gl’altri per liberarli si rissolsero di volersi per questa sua giustificare innocenti li tre priggioni sono stati da me de plano, et nelli tormenti, più volte constituti, et come confessi, et convinti condennati al suplicio della forca, essendo stata hieri essequita la sententia in cospetto di molti Turchi, et Murlachi sudditi del signor Turco, che venero alla città con molta loro consolatione, benché che fra questi vi fosse un bossenese già loro suddito, et che doppo haver servito in barca armata s’era fatto uscoco, li cadaveri de’ quali ho fatto pore fuori dalla città dov’è il concorso delli Morlachi, per starvi sino alla loro consumatione. Dalli constituti di questi io sono venuto in luce che quelli che svaliggiorno la fregata Cattarina di Mattia Marvezza con morte di esso patrone la notte delli 5 agosto passato come ne diedi conto alla Serentià vostra, con mie lettere de dieci marzo parimente prossimo passato, furono medesimamente Uscochi in compagnia d’altri sudditi di vostra serenità dal contado di terra, uno de’ quali finalmente è capitato priggioni dell’illustrissimo signor capitanio contra Uscochi, ma da me prima constituito et a sua signoria illustrissima consignato con quel processo capo di tal assassino fu un Nizolo Pastrurovich, o vero Armenich Uscoco altre volte habitante in questi broghi, benché di nation Murlaco, appresso il quale essendo rimasta gran parte delle robbe di predate, che erano di molto valsente, massime quelle d’un passiggiero hebreo, che veniva da Ragusi stessa fregata, et tra queste una coronetta di gioglie fatta da esso uscoco doppo in dimessi pezzi, né essendosi curato di ritornar a Segna, ma per molti mesi trattenutosi in queste acque, finalmente capitato a Sebrisa, luoco di quella giurisditione, dove teniva la moglie per non haver notificato la robba et gioglie depredate da lui a’ superiori, fu fatto priggione et portato via seco insieme le robbe et le gioglie, il giorno del venerdì santo, dicendo questo esser stato essequito da tre Carambassa di Segna, per commissione del signor Arciduca, dove lo condussero et tutt’hora s’attrova. Costui essendo suddito della Serenità Vostra, per ragione gli doverebbe esser concewesso da quel prencipe, mentre glilo ricercasse per haver infestato li suoi mari, et li medesimi sudditi suoi Cattarini, et essendolo negato potrebbe lui con la sua singolar prudenza argumentare l’intentione di quel serenissimo signore in questi negotii. Io attenderò pure con l’istessa mia buona dispositione a contiuare l’estirpatione di quelli scelerati tutto che suoi recettatori, et participanti, con quella circospettione che so esser mente della signoria Vostra, per maggiormente effettuare alcuna cosa di buono, il che farà certo con maggior felicità mentre la serenità vostra si degnasse commettere che mi fossero destinate due barche d’Albanesi a questa guardia, più infestata di qual si voglia altro luoco per la commodità di scogli et semi nascosti, et per esser posta fra dui Sanzacati con fiumera di Scardona che li separa, come già ho detto alla Serenità Vostra nelle precedenti mie lettere di 3 del corrente, otlre che sentendo a questo principalissimo oggetto, gioveriano appresso nell’ovviare alli contrabandi de’ sali, che con la commodità di condursi per la medesima fiumera a Scardona vengono rubbati prossimamente alla Serenità Vostra, nel tempo che si fabricano in queste sue saline, a che de breve si darà principio.
Gl’intervenienti delli homini del Morter et Glosella compariranno tosto con il processo formato che se gli darà sotto bolla, indriciato all’illustrissimi signori Avvogadori di Comun, per ottenere in conformità delle sue leggi le taglie et beneffici di questi undeci Uscochi, da loro presi et morti, et quando rimosso le sue gravissime occupationi, piacesse alla Serenità vostra haverne relatione del contenuto da essi illustrissimi signori Avvogadori sopra l’intelligenza che li supperiori loro possino havere nelli svaliggi, et furti di questi, potrebbe lui haverne forse alcun questo per le sue negotiationi in queste gravissime materie.
Altre due compagnie simili simili di 16 et 18 l’una intendo esser fuori, capi di quali è un Vuizza Cubat, che svaleggiò le tre marciliane alle peschere di Zarra, come con le suddette mie littere le rappresentai, al quale le Mortereni in quel tempo levorno le barche, fuggendo egli in terra ferma, credendo con quella rihaverne gli priggioni suoi, ch’io non gli volsi concedere, et perciò fecero poi la ressolutione dell’ultima impresa, et l’altro un Plestina, ambi sceleratissimi et diabolichi assassini Uscochi. Gratie etc.
Di Sebenico, adì 16 maggio 1614.

Alvise Rimondo, Conte et Capitano

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.