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3 marzo| 1614 Alvise Rimondo

Dispaccio del 14 giugno| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
Significai riverentissimamente alla Serenità Vostra li 2 del mese presente il stabilimento fatto con Sulficaraga del signor Sanzacco di Clissa, delle due differenze de’ confini et depredationi d’alcuni animali, seguito votivamente et havendo io mandato li dui Ambasciatori di questa città a Salona ad aboccarsi con esso Sanzacco secondo la sua richiesta, inviandoli con li medesimi il presente ordinario della Serenità Vostra mi rifferiscono esser stati da quel signore molto ben veduti, et accarezzati, ricevendo esso presente per amorevolissima gratia di Sua Serenità, et restandogline obligato; non s’è doluto questa fiata d’alcuna querella, perché per verità non lo poteva né anco giustamente fare, per la trattatione ch’io procuro che sia fatta a quella natione; solo ha posto negotio, che havendo egli commesso sotto pena del lacio alli capi delle terre et ville sue a questi confini, che debbano perseguitar gl’Uscochi, et non darli ricetto né riscato, desiderava licentia, che gli medesimi suoi potessero seguitarli anco dentro lo stato della Serenità Vostra, mentre fossero in atto di fregarli, per ammazzarli et prenderli; anco perché questa usa intentione havevo prima ubodorata dal medesimo Sulficaraga, diedi ordine ad essi Ambasciatori che promonendogliela, dovessero con accomodate parole responderli che, sebene tal instantia, provenendo da un buon amico et vicino, ha del ragionevole vedendosi sotto tranquila pace da tanti anni in qua perseguitando comuni inimici, per fuggire ogni scandalo et tumultuatione che potesse occorrere da solevamento de’ sudditi ignari di questa buona intelligenza, non è bene che alcuno si estendi dentro li confini dell’altro, ma che havendo alcun sentore di tali assassini per turbation della commune quiete, cautamente si faci passar avviso, che io dalla parte mia non mancherò dentro lo stato della Serenità Vostra procurare che restino estinti, et che il medesimo faceno li suoi nello stato del suo signore, dalla qual risposta essendo rimasto persuaso, ha risposto che darà tal ordine, perché conoscendo la mia intentione conforme alla mente di Serenissimi Principi nostri, resta securissimo di che io sia per continuare, come ho dato principio, perché egli ancora dalla sua parte farà il medesimo. Io non debbo restare di riverentemente significare alla Serenità Vostra che oltre la general relatione fattami dagli Ambasciatori delle cose sudette ho penetrato dalli medesimi che esso signor Sanzacco ha fatto indolenza sopra li riscati delle taglie che pongono gl’uscocchi sopra li suoi sudditi, che depredano et che non ben condotti in queste macchie et boschi hanno mercanti et altri di questa ed altra città della Serenità Vostra, che intendendosi seco con grossi guadagni tutti inanzi gli dano danari et robbe per recuperarsi; et loro all’incontro gli gli obligano formazi, lane et animali, et gli dano dell’istessi sudditi de là per piezi, che hanno capitali et negotii de qui, il che causa che di continuo per questi seni et boschi s’attrovano compagnie di uscochi, cosa che essendo da me considerata, come si ricerca ad un tanto negotio, ho tocato con mano esser vera et tutt’hora m’attrovo un simile processo che si va formando, essendo questo disordine passato tant’oltre, che pare sia mercantia et negotio ordenario communemente fatto da molti in questa città, che con esso hanno fatto grossi capitali. Basta a me haverlo solo accenato alla singolar prudenza della Serenità Vostra, perché essa lo haverà in quella consideratione che stimerà di suo servicio et ne prenderà quella deliberatione che le parerà conveniente. Aggiungo appreso alla Serenità Vostra che dominica passata li 8 del corrente con la galea del Eccellentissimo signor Sopracomito Trevisano giunse in questo porto il signor Husain Eschibata Chiaus della Porta del Gran Signore, di rittorno da Venetia, et oltre l’haverlo io fatto visitare et invitare a cena, che prontamente accettò l’invito per quelle poche hore di giorno, che hebbe tempo doppo il suo arivo, se ne andò per la città accompagnato da esso signor Sopracomito con suo gusto, et aivato alla porta di terra ferma, mandò alcuni di suoi a riconoscere li tre cadaveri d’uscochi che stano appesi poco fuori della città, essendo dall’emiro di questa scala stati guidati al loco medesimo, et dall’istesso data piena informatione all’istesso Chiaus, che sicome è di età grave, et dimostratosi di pesante intelletto, così ne ha sentito sommo contento; et nella cena che fece meco, oltre li altri prudentissimi discorsi che fece nel proposito del ben vicinare con gl’amici, disse di voler far commettere a questi Sanzachi confinanti che debbano amicabilmente et amorevolmente trattare con li rettori della Serenità Vostra, ch’è il più caro amico che habbi il Gran Signore, sotto pena della sua disgratia et diede segno di gratitudine del favore che io potei per la brevità del tempo farle, come abbondantemente la Serenità Vostra potrà restar certificata dal signor Eccellentissimo Alberti suo secretario, ch’a tutti questi raggionamenti n’è stato presente, n’era l’interprete, et egli mi potrà dar più manifesto conto.
Gratie etc.
Di Sebenico, adì 14 giugno 1614.

Alvise Rimondo, Conte et Capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.