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3 marzo| 1614 Alvise Rimondo

Dispaccio del 17 giugno| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
Hieri mattina gl’huomini della villa di Trebocconi di questa iurisditione mi condussero qui un giovanotto vestito alla turchesca, dicendomi che la notte precedente circa le tre hore era ivi capitato, asserendo esser christiano schiavo fugito da’ Turchi, et havendolo io constituito, mi disse haver nome Andrea di Belli quondam Bortholamio de Bergamo, venuto sotto la protettione di don Pietro Boleni a servir per garzone già due anni et mezo nella bottega di Antonio Manzoni in Zarra, et che questo Carnovale passato, havendo egli portato certo sapone fuori al loco di San Marco, dove facevano la stalia li sudditi turcheschi, ad un tale Memme Agà di Obrovaz turco, lo condusse un poco più oltre, dove erano dui suoi servitori, et che ivi postoli un fazzolo alla bocca, gettandolo sopra un cavallo, lo rapirono, et condussero via, facendone di lui dono a Alebegh Sanzacco di Lica, al quale havendo egli promesso di servire in vita sua, et renegata la fede, lo teneva liberamente, né di lui diffidava alcuna sua attione, ma essendo esso turco venuto per il paese a riscotter tributo da suoi vassalli, dove anco alla Vurana ha retenuto il presente della Sublimità Vostra dalli signori rettori di Zarra, improvisamente già quattro giorni di là s’è partito per andare da sola mogle a Henin, sua ordinaria habitatione, lasciando ivi la sua caravana, et famiglia, et essendo da turco suo custode posto in libertà se voleva partire, et dal medesimo insegnatole il camino per riddursi allo stato della Sublimità Vostra dove era vicino, se ne fuggì. Nel suo constituto asserisse molte cose della tirania et animo vile di quel turco, et la conspiratione sua continua di surprender la piazza di Zarra, et la particolar sua dilettatione d’haver suddito della Serenità Vostra schiavi così huomini come donne; da che io comprendo che costui sia poco amico della Repubblica, et desideroso di ressolutione, io non ho hauto altra negotiatione se non una sol volta nel principio del mio Reggimento, strettogli della depredatione fatta da alcuni Turchi della Vurana di dui pastorelli con alcuni porti animali, non mi diede resposta alcuna, ben il putti non so in che modo furono relassati al padre, come di tutto il negotio ne diede conto all’Eccellentissimo signor General Donato di F. M., sì come hora ha fatto anco all’Eccellentissimo Veniero, al quale ho inteso i giovine recuperato et il suo constituto, perché possa Sua Eccellenza con più seduto [?] officio che dalla sua grave auttorità et sapientia, sarà fatto haver miglior informatione delli particolari concernenti l’intento publico a servitio della Serenità Vostra, et a lui ne ho voluto dar breve conto per reverente effetto dell’obligo mio nel rappresentarlo accedenti, che occorrono in questa iurisditione degni della Sua notitia, affirmandole che per il contrario Malaybagh di Clissa si dimostra assai sedata, et gratiosa, il quale havendo passato più negotii intorno le cose che occorrono fra quelli et questi sudditi alli confini, l’ho trovato non men ragionevole che cortese, et desideroso della conservatione della quiete. Gratie etc.
Di Sebenico, adì 17 giugno 1614.

Alvise Rimondo, Conte et Capitano.

Allegato: dispaccio da Possedaria, firmato da Michiel Possedaria, 5 luglio 1614 (1 c.).

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.