18 marzo| 1614 Giacomo Contarini
Dispaccio del 10 marzo| 1614|
N.
Serenissimo Principe,
oltra quanto riverentemente significai alla Serenità vostra, per le mie del primo del corrente, m’occorre agiongerle di più che passano per Clissa una caravana de zambelotti, quell’Agà ne fece tratenir altre sei tavole; né contento di ciò corsero dietro ad alcuni armeni, bona quantità di loro et giontoli a questi restelli fecero instanza che dovessero pagar il dacio al novo emin, mandato dal bassà della Bossina, et perché questi marcanti stavano suspesi, prettendendo anco l’esacione, il daciario vecchio, coloro principorono con gridi et botte offendeer quelli armeni; et di più fecero impito per menarli via; il che visto dalli soprastanti presero per espediente di serar li restelli, acciò non seguisse l’effetto. Li turchi all’hora salirono a cavallo et con gran furia si spinsero verso la porta della città, con animo di ritornarsene per altra strada alle case loro; ma essendosi ciò proibito dal corpo di guardia per interesse della sanità, et volendo loro far qualche violenza per passarvi, la città tutta si messe in arme. Io subito corsi al rumore et fato fermar così la milicia, come quelli della città operai con quelle parole che io stimai di reputatione publica far raveder quelli insolenti dell’error comesso, et che non era mente del suo signor che seguisse questi effetti, et massime corendo così buona amicicia, tra vostra serenità et quella porta, et che si rissolvessero di desister, per l’avenire da queste sinistre operacioni, altrimenti con darne conto alla prota haveria procurato ogni suo danno. Ma che se per l’avenire gli’ocorerà cosa alcuna, io procurerò darli ogni compita sodisfatione, con molt’altre raggioni et con qualche protesto che per brevità tralascio, procurai farli partir sodifati, come mostrorono di esser con haver io fatto che li armeni paghino il dacio al novo emin in esecucion de littere del deftardar della Bossina. Et loro all’incontro restituite le tavole de zambellotti, gli feci ritornar alle case loro, mandando avanti miei ordeni acciò non fussero offesi dalli borgherani, li quali di già al rumor della città havevano preso tutti li passi acciò non potessero né questi ritornar adietro, né altri agionger all’agiuto loro; con risigo grandissimo quando non fussi con presteza gionto a questi rumori, che non fussero seguiti de quelli mal’effetti che già poci anni sono occorsi, con morte di molti turchi con qualche danno al negocio di questa scala; dil che anco m’ha parso espediente darne conto all’eccellentissimo signor bailo di Constantinopoli ad ogni buon fine, con l’occasione di alcuni marcanti rinviati a questa scala a nome del primo visir gran cavedali, l’interesse de’ quali mi sono stati raccolti da esso eccellentissimo bailo. Restami dir alla serenità vostra che sì come quest’occorenze ho visto ottima dispositione et gran prontezza in tutte queste genti, così essendo disarmate non saprei per servicio di vostra serenità potese prometersi di loro in facioni importante.
Però la suplico riverentemente far che mi siano mandati 200 archibusi almeno, li quali saranno dispensati a me tra la città et borghi secondo il loro bisogno; et dall’amontar di di essi avanti la mia partita farò che il danaro sia contato in Camera. Gratie etc.
Di Spalato, il dì 10 marzo 1614.
Giacomo Contarini, conte et capitano.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.