18 marzo| 1614 Giacomo Contarini
Dispaccio del 2| maggio| 1614|
N.
Serenissimo Principe,
il bassà della Bossena, per ordinario sol ogni anno il mese di marzo mandar il nasur che scode li datii per il Gran signore a questa scala; et perché questo caricho vien dispensato da loro a chi magiormente li dona, aritrovandosi il bassà alle frontiere di Ongaria, il deftardar che ha caricho di tresoriero ha conferito in luoco suo questo caricho a un Cusaimben da Clissa, homo di qualche autorità in questi confini, et fratello del derdar, ch’è castellano di Clissa, in essecution del che fu da custui spedito duoi scrivani, acciò riscotessero li datii del signore quelli gionti furno dal clarissimo signor proveditor Mudazo fatti intrar nella solita contumacia, per poter poi essercitar il loro caricho, et pratichar nella città. Succese pochi giorni dopo che, mutatto di pensiero il teftardar, essendoli per quanto ho inteso offertoli maggior summa de utili da un altro nominato Ultiar, ha sustituito costui in luoco de Cusaimben. Et perciò il desdar di Clissa, mi scrisse con pregarmi che non havendo quei duoi primi scrivani che far nel lazaretto, gli dovesse licentiar. Mostrai la lettera al signor proveditor Mudazzo, essendo questo suo caricho, dal qual mi fu risposto che se non finivano la loro contumacia non li poteva licentiar. Deti la risposta al desdar et l’agà et la acompagnai, con quelle contese parole che mi parvero espedienti per cosnervar la buona inteligenza ceh passa tra questi vicini et me; ma non essendo costoro capaci di raggione, venero in resolutione non solo di proibir il macinar li nostri grani alli loro molini, ma ancho impatronirsi di una buona summa di farine di questi poveri sudditi se ritrovavano havere. Il che parendomi molto novo, ancorché non mi haveria mancato strada di rifarmi, non ho voluto per non pregiudicar alla scalla o levar cosa alcuna con violenza, ma con il negotio, veder di farli riconscer del suo erore, scrivendo al derdar et agà di Clissa, procurando con parolle contese et con quelle raggioni che mi parvero oportune, mostrarli che per interesse del suo signore era necessario proveder che non nasessero per l’avenir cusì spesi inconvenienti, li quali sogliono partorire de malle affetti contra la voluntà et intencion del Gran signore, et della Serenissima Republica, tra qualli fatta essi buona inteligenza, procurando che mi ritornassero le farine di questi suditi, non hevene loro né io parte in tale negotio. Mi fu da loro rispos nella maniera che riterà la Serenità vostra dalla inclusa, che riverente gli invio. Perilché son venuto in deliberatione di mandar a Traù et Almissa a macinare et ho provisto alla città come non mancherò di continuar per l’avenire di far scaza di loro molini, et per magioramento felicitar il negocio alla restitucione delle farine, ho proibito che non gli sia sumministrato dalla città cosa alcuna; il che so gli risulterà grande incomodo, non potendo servirsene altrove. Né ho similmente datto conto al sangiaco della Bossena, acciò con la sua autorità procuri remediar a questi inconvenienti. Dil che ne ho voluto ad ogni buon fine dar riverente conto alla Serenità vostra, significandoli similmente che per gracia de Iddio le cose della sanità caminano molto bene, et in questi lazaretti oltre li tremille et sei colli carichati, colle balle ne saranno fuori di contumacia per li 25 del corrente altri colli 2.022, continuando ogni giorno giongo a questa scala nove caravane; al comodo de quai mercanti non manco con ogni spirito invigilare per il publico servicio. Gratie etc.
Di Spalato, gli 2 maggio 1614.
Giacomo Contarini, conte et capitano.
Allegato: risposta del desdar e agà di Clissa alle richieste del conte e capitano di Spalato, 2 maggio 1614 (1 c.)
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.