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18 marzo| 1614 Giacomo Contarini

Dispaccio del 9| novembre| 1614|

Serenissimo Principe,
ricevei fin sotto li 16 luglio passato dall’illustrissimi signori cinque savii alla mercantia ducati mille con comisione particolare come la serenità vostra comprenderà dal qui occluso capitolo di littera, il qualle chiaramente dice che si me debbi dare debito et credito di essi dovendo anco sue signorie illustrissime aver fatto l’istesso nel lorro officio; tutavia per caminare in conformità del ordine di questo regimento, et essequire a ponto quello che dall’illustrissimi signori miei precessori è stato fatto, mi parve bene conceder al clarissimo signor camerlengho quella quantità di essi di mille che fossero sufficienti per pagar li salariadi com elo è sempre concesso, che debbi riscoter tutti li denari aspetanti ad essa Camera, il che fu da sua signoria clarissima ricusato, et io astreto di essercitarmi in caricho che a me non tochava, et mi aportava somma molestia, aciò il servitio publico non dovesse restar ponto intermesso; ciò essequito diedi conto particolare alli signori miei fratelli, et li signifficai l’opinione del sudeto signor camerlengho con comisione apresso, dovessero procurar con ogni spirito novi ordini dall’illustrissimi signori cinque savii, con il qualle haveti posiuto io liberamente con loro aconsentimento, aportar a questo gientil’huomo compita satisfatione, et levarmi da quel sesso che deve ogni uno esser aborito di manegiar denaro, et conceder questa caricha a chi con tanta ansietà la desiderava. Ricevei per risposta che l’instanza erra stata fata, et che le loro signorie illustrissime mi averiano signifficato la sua opinione; l’atendo con desiderio, et se serrà conforme alla mia ardente volontà, obedirò prontamente le loro comandamenti, et leverò a me quela molestia che ogn’una delle excellenze vostre sa, però aportar il manegio del danaro publico. Questo tanto ho convenuto con il solito della mia riverenza far intender alla serenità vostra, esendomi convenuto al’orechio possi esser fatto qualche offitio, per tal effetto, contro la persona mia, aciò che con la realtà del fatto sii conosiuto ove pieghi il mancamento, et comesso a me qual sii il deisderio et volontà di lei, la qulle serrà inviolabilmente osservata, con quella sincierità et candideza che del continuo essercitato li miei antenati, et che professo anch’io col l’agiuto di sua divina maestà di tenir impressa nel mio spirito, per potermi far conoser degno servitore della serenità vostra, et di cadauna delle eccelleze vostre gratie.
Di Spalato, di 9 novembrio 1614.

Giacomo Contarini, conte et capitano.

Allegato: capitolo della lettera dei cinque savi alla mercanzia, 5 luglio 1614 (1 c.).

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.