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1614 Agostin Tron

Dispaccio del 2| aprile| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
sì come sempre ho procurato di dar riverentemente raguaglio a Vostra Serenità delle cose che mi occorevano per al conservatione di questa città et sudditi, così anco mi è parso hora significarli come Pero e Marchio Dragazzi, et Battista Capogrosso, lanza spezzada, homeni di quella qualità, come s’ha visto, puoco devoti verso Vostra Serenità, ma sempra hanno machinato contra li publici rapresentanti et specialmente contra la nobiltà venetiana, come a punto si è visto nella occasione delle galere Veniera et Foscola, contra alle quali solevarono il populo et li sumministrarono polvere et balle, mediante li quali è accaduto quello di già ben noto a Vostra Serenità. Né puotendo questi Dragazzi et Capogrosso celar il animo loro, et il cor nel quale hano scolpito l’acquila, volsero a effetti esteriori dimostrare nelle occasioni mente furono tagliate a quelli barche de’ Schochi che talmente il fatto comiseravano et si puol dir con lacrime al populo dicevano, per moverli, che vi par di questo fatto opperato contra questi puoveri Uschoci? li quali alla fede sono stati sassinati, ma poi essendo sopragiunta la nova della galera Veniera esser stata da Imperiali presa, et tagliata la testa a quel puovero sopracomito, cominciorno con riso et segni d’applauso ralegrarsi, et haver da caro del successo ch’a tal infelice gentilhomo era accaduto, et che la galera fusse stata menata a Segna, questo loro piacere et mal’animo spesse volte lo comemoravano a essaltatione d’imperiali. A questi tali fui necessitato dirli che questi sono segni di puoca divotione, anci che dimostravano esser rebellidel mio Principe con altre parole ch’a tal proposito mi siministravano né tal mio parlare ha puotuto rintutiare l’orgoglio et ardire di questi tali, ma hano voluto de più, come apunto hano fatto li giorni passati di solevar il populo acciò li nobili di questa città che sono al numero di trenta in circa, fussero tagliati a pezzi, mentre che uscivano dal Conseglio con pensiero tra loro concertato, come si è saputo, di non portar meno rispetto a me Rapresentante, se a tale loro inhumana accione mi havesse opposto, le qual cose essendosi scoperte ha convenuto che molti nobili di queste città per sicurezza delle loro vitte, retirarsi nel mio palazzo et per alquante notti dimorarvi, et li proprii fioli in altre città mandare, per non esser sicuri nelle proprie case, per haversi questi tre capurioni lasciato intendere che li figlioli nelle chune schanarano. Le quali opperationi cossi odiose a Vostra Serenità, sono statte da me con l’agiuto di Dio in parte provisto et divertito sopra di che questi prenominati, havendo presentito che il fatto s’è scoperto, et che severo castigo doveriano riportare, et per dar ombra alle loro attioni hano pigliato espediente di venirsene, come hano fatto, alli piedi di Vostra Serenità, come imbasciatori, per la partenze de’ quali la città è ritornata che se li cittarini come li nobili cominciano caminar insieme et li figlioli di nobili sono fatti ritornare, né per hora si trova doppoi che questi sono absenti, che tumultino la città. Però ho voluto di questo fatto raguagliar Vostra Serenità, et riverentemente ricordarle che se dalla molta sua prudenza non sarà provisto che questi tre sopradetti nominati stiano lontani da questa città per la quiete universatle, di breve la sentirà esserle tagliati a’ pezzi li nobili et cittadini. Gratie etc.
Di Traù, li 2 aprile 1614.

Agustin Tron, Conte et Capitanio.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.