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1614 Agostin Tron

Dispaccio del 10 agosto| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
tra l’altre afflitioni che pativa questa città quando son arrivato al suo governo, ho trovato che non haveva (come l’altre di questa provincia) il concorso de’ sudditi turcheschi, perché già molti mesi dal Sanzacco di questi confini gli fu posto l’assacco, ch’è una prohibitione di condurre vettovaglie et altre robbe da negotio, il che era cagionato, per quanto ho inteso, rispetto alle risse et homicidii seguiti tra communi sudditi; onde mi mossi a scriverne al detto Sanzacco quello che mi parve, havendomi lui assai cortesemente rescritto e ricercatomi a mandarli ambasciatori per trattar con essi sopra il ben vicinare, cil che inteso da me ho tolto il parar delli più interdetti, e prattici de tali negotii, et mi son poi rissoluto ad inviarglieli insieme col presente che d’ordine di Vostra Serenità mi fu consignato prima ch’io partissi da Venetia, quali ambasciatori andati sono stati raccolti et accarezzati con molta amorevolezza dal detto Sanzacco, levando egli di subito il sudetto assacco, et scrivendo alli Capitani de Clissa et d’altri luochi circonvicini che più non impediscano il comercio, ma che vicinino bene con Traurini, sì come lei si degnerà intender il tutto dall’aggionta copia, che le mando delle sue et mie littere. Non voglio restare di rappresentar appresso alla Serenità Vostra che li Ambasciatori già detti nel ritorno che facevano per il paese turchesco furono avisati da’ Morlachi che venivano da Clissa come alcuni di quel luoco facevan adunatione di gente numerosa per imboscarsi et dargli addosso mentre passassero, et ciò per vendicar con la morte già seguita d’un loro fratello, ricercandomi detti Ambasciatori a volerli mandare buon numero d’huomini delli castelli di questa giurisditione per accompagnarli, come da me gli furono in diligenza ispediti circa cinquecento di essi, col spalleggio de quali sono ritornati (grazie al Signore) senza alcun travaglio con mia particolare consolatione, et di tutto questo popolo insieme. Et perché ho veduto con l’occhio proprio in tal occasione che buona parte di detti castellani, huomini di valore, quali servono prontamente la Serenità Vostra senza alcun stipendio a questi confini, non hanno archibusi da roda da poter adoperar nelle publiche occorrenze convenendoli valersi della sola spada, et manarini. Mi hanno fatta grandissima istanza ch’io la supplichi nel modo che humilmente faccio, a compiacersi di far mandare de qui almeno ducento di detti archibusi, offerendosi loro de pagarli con quella commodità che dalla buona gratia di Lei è stata concessa a’ Spalatini, affermandole io che essaudendoli s’animarano maggiormente ad esporre la vita in servitio publico Mi resta supplicarla che si degni farmi ispedire quanto le ho ricercato con le mie delli 28 et 30 del passato il tutto necessariisimo alla riparatione dei luochi publici di questa città, che minacciano rovina et per la sua sicurezza ancora. Gratie etc.
Di Traù, li x agosto 1614.

Francesco Traù, Conte et Capitanio.

Allegato: dispaccio al Sanzacco Mustai Begh (2 cc.)

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.