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29 ottobre| 1614 Marco Pizzamano e Alvise Mocenigo

Dispaccio del 30 dicembre| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
Sin da principio del nostro arivo a questo governo li Turchi del castello di Islam in questo contado, hanno continuamente procurato et per diverse vie, turbar la quiete di questo confine, hora con fugar quelli da Novegrad et altri che quietamente per la strada ordinaria venivano a questa volta, hora col procurar la depredatione d’anemali di questi villaggi e talvolta col privar di vita li sudditi della Serenità Vostra, come successe apunto nella persona di quel povero giovane della villa di Artina, che passava verso Possedaria, tutto che dal canto nostro provassero ogni honorevol trattamento et vedessero in diverse occasioni esemplar giustitia verso li nostri sudditi per loro interese; et in particolare da me Proveditor nella villa d’Artina, ove abrugiai una casa e fugai alcuni che havevano preso manzi nel paese Turchesco, da che n’è successo poi che tutti questi sudditi sono vissuti con incredibil quietezza senza dar già mai alcun occasione de lamenti o strepito; con tutto ciò li medesimi da Islam di natura tanto inquieta e diabolica, non si sono già mai acquetati, ma penetrati sino a Leporine, luoco della giurisdicione di Nona, presero in una barchetta tre pover pescatori, o li condussero seco schiavi, per ricuperatione de’ quali, come con le passate nostre raguagliassimo riverentemente la Serenità Vostra, furono per ordene nostro trattenuti qui nella città alcuni Turchi di questi luochi circonvicini, ellegendo tenir questa strada usitata altre volte per il passato per la più quieta et sicura comendata anco da altri Turchi confinanti per sodisfar occasione di maggior rumori e disturbi; il che veduto da quelli scelerati et conoscendo la necessità che li astringa alla restitutione delli detti pescatori senz’alcun loro utile rissolsero privarli di vita prima che di ritornarli come puoco dopo fecero. Onde ci diedero occasione di procurarne in qualche maniera rifacimento, stimando noi che oltre che vi andava molta della publica riputatione l’insolenza de questi tristi sarebbe accresciuta a tal punto che non se le haverebbe potuto rimediar nell’avenir che da persone nostre confidenti sono stati il giorno di San Giovanni, 27 dell’instante, privati di vita da’ Turchi del medesimo castello da Islam, fra quali apunto il fratello di quelli che furono alla presa de’ pescatori. Et tutto che non sappino di certezza da che parte lor vengha questo danno, et che alcuni pensino siano uscocchi, che apunto per il canale della Morlacca si fanno sentire anciché capitar con una barca alla villa di Rasanze, la medesima notte di San Zuane, dalli medesimi della villa sono stati tenuti luntani ad arcobugiate, il che anco dal canto nostro se le procura di credere; tuttavia suppongono, anci gran parte di loro fermamente crede, che derivi da questa parte per rifacimento de’ pescatori morti, et già minaciano danno a’ nostri; si fanno per tanto star avertiti tutti questi sudditi et io proveditore mi lascio veder con la Cavallaria in campagna sotto altro pretesto. Ma essendo le ville sparse in tanta distanza, per questo confine, concentrate et mesidate fra le castella de’ turchi, non potemo fermamente assicurarsi che senza qualche aiuto detta infantaria non possano recever danno. Però non habiamo dato conto all’Eccellentissimo Vicario Generale, et suplicatolo ad inviarci qualche barc’armata, hora specialmente che vede esser snervato il numero di questa cavallaria, per la missione fatta d’ordene dell’Eccellenze Vostre in Istria, afinché si possi divertir qualche pensiero che li Turchi potessero havere per questo rispetto et attenderemo dall’Eccellenza Sua essere gratiatai. Di questo tanto habiamo voluto riverentemente far parte alla Serenità Vostra perché resti particolarmente informata di quanto sucede a questo confine. Gratie etc.
Di Zara li 30 decembre 1614.

Marco Pizzamano, Capitano.
Alvise Mocenigo, Proveditor Generale della Cavallaria.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.