22 settembre| 1619 Filippo Molin
Dispaccio del 28 dicembre| 1619|
N. (senza numero)
Serenissimo prencipe
Ricevo in un medesimo punto et con il solito della mia riverenza le doi mano di lettere della Serenità vostra delli 29 ottobre et 15 novembre passati, con quelli la termination fatta in stampa in proposito delle fedi de saldi di cassa per intimare a questi ministri di camera et registrare, come subito ho riverentemente effettuato et nelle altre l’ordine di commettere alli parenti di Giovanni Cilio che debbino in termine di un mese farlo presentar costà all’offitio dell’avogaria per render conto della trasgressione delle parti in stare a Roma nel collegio sotto la disciplina di giesuiti per quanto è stato significato alla serenità vostra. Il che havendo io voluto esseguir con quella pontualità che devo, doppo ogni diligenza usata ho riscontrato non trovarsi a Roma alcun Giovanni Cilio di questa città nel sudetto collegio a studiare, ma bene dicono esservi un Giovanni Lucio figlio di quondam Piero, nobile di questa città, che alcuni mesi fa vi fu mandato et se bene alli parenti di questo non mel commette la Serenità vostra ch’io debba fare alcuna intimatione, nondimeno vedendo per dette lettere esser sua determinata volontà che niuno dello stato sii amaistrato dalla giesuitica scola ho fatto intimare a donna Iacobina Lucia ameda di detto putto che debba nel termine sudetto farlo capitar costà all’officio sopradetto et che parimente a Girolamo altro suo nepote scrivesse che poche settimane sono fu pur mandato a Roma per visitare il fratello, se ritrovassi nel medesimo luogo, dovesse ancor esso rima[?]rlo; ella ha mostrato non saper ove si trovi né l’uno né l’altro doppo che li mandò, ma che li spedirà subito acciò essendo sotto giesuiti venghino all’obidienza, scusandosi come donna semplice di non haver saputo questi ordini, perché non haverebbe mai comportato fossero preteriti, ben per la strettezza del tempo, contrarietà della stagione et distanza del luogo, ha riverentemente suplicato compitarla con maggior dilatione, acciò né essa né suoi nipoti di tanta età siano incolpati di trasgressione, massime ch’essendo donna sola et quelli putti piccoli li conviene passare per mano di altri, né sa quando potersi ripromettere; che tutto serva alla Serenità vostra di riverente avviso. Gratie etc.
Di Traù li 28 dicembre 1619
Filippo Molin conte e capitano
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 21.
Trascrizione di Damiano Pellizzaro