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1649 Antonio Diedo di Iseppo

Dispaccio del 29 luglio| 1650|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe,
dalli 18 aprile scorso, che capitai a questo governo, fino il giorno di hoggi, si sono consumati qui dalli squdi 16.192, et ricavatone lire 46.534 et 9 [?]; della qual summa il sallinaro ha dato tante bollette per lire 42.542 et 15 [?], et in contadi lire 4.991 et 14 [?] solamente, come dal qui unito conto della camera fiscale appare, vi restano ancora soli moza [?] 78, stara 5, che, dispensandosi nel modo che si è fatto liberamente fin hora a tutti, in due settimane non ve ne sarebbe più.
Questi signori della comunità et […], osservata la ristrettezza, mi hanno presentato la qui congionta scrittura, con istanza che ne siano risservati 50 moza da servire per uso di questi fedelissimi habitanti, et di recusarne a morlachi, et sicome stimo molto ben raggionevole il renderli consolati, così non devo trallasciare di portarme la notitia alla Serenità vostra, per tutti li rispetti, et anco perché non cadesse in pensiero a questo illustrissimo signor proveditor estraordinario Boldu di scrivere che io impedissi l’essitatione a sudditi esteri, non cessando di far giochi di testa, per tirarmi alla vita, se fosse possibille con le solite sue artificiose cavillationi et machinate inventioni, per avantaggiarsi, venendomi massime rifferto che, quando che mi vengono ricercate le chiavi delli magazeni, non dal sallinaro, che non si lascia vedere, ma da altri che manda sotto mano, non si siano date subito, far ricevere le loro depositioni et così di ogni discorso che fosse passato da me, per suoi sottilissimi fini, ma non farrà niente, perché, lodato il Signore, non si trovarà nella mia persona alcuna mala operatione; et dalla quantità de salli smaltiti et dalli tempi, si può purtroppo vedere chiaramente il continuo et grosso consummo che si è fatto, in così breve tempo, apparente per lo stesso conto, sì bene per gratia di Nostro illustrissimo signore, non ho possuto levare le mie assignate utilità, per servirmi nelle ordinarie occorenze, havendo sempre egli voluto disponer del tutto nel modo che si è parso, anteponendo ogni altro alla mia persona, et io in luoco del danaro convengo tenere et guardare le bollette levate, affermando con giuramenti alle Eccellenze vostre che ho convenuto vendere al […] raggionatto [?] un fornimento intero di […] per valermi del danaro nel pagar la mia servitù, et far altre spese che giornalmente occorono, perché non potendo levar le utilità ordinarie et assignate a questa carica, non so come mantenermi, essendo purtroppo ristrette le mie fortune, il che è molto ben noto a cadauna delle Eccellenze vostre, et per risservar le spese et per venirmi ritardato quello che [?] mi aspetta, mi converà certamente licentiar la maggior parte della servitù che riuscirà pur anco di poco decoro di questa carica.
A me si impedisce quello che è giusto et di dovere, et per altra parte il publico danaro vien malmenato et dillapidato, come pure riverentemente rappresentai a 22 del passato, et se sarrà espedita qui l’inquisitione neccessarissima raccordata da me; il publico restarà ressarcito, le male operationi corette, et restarà pur giustificata Vostra serenità della verità et di quella sincierità che ho sempre essercitata verso li publici interessi, anteponendoli alla propria vita et a qualsiasi altro rispetto.
Per non lasciar che il negotio si interompi et si levi il concorso a morlachi di condur farine, formento et altre robbe di vituaria, qui è di necessità che le Eccellenze vostre restino compiacciute di ordinare che siano incaminati delli salli abbondantemente, in questa città, et parimenti per suplire al bisogno di Budua, perché questo è il solo eccitamento [?] alli istessi morlachi di capitar per ricondur salli, oltre che il danaro [?] del rittratto di essi serve pure per l’impiego nelle publiche occorenze, et passati due mesi si accrescerà il bisogno per l’insalar delle carni.
Hoggi il medesimo illustrissimo Boldu ha fatto sequestrar in corpo di guardia Francesco Ziffra, huomo di senile ettà graduato della carica di uno delli tre proveditori del popolo, di buona vita et costumi et che non ha che fare immaginabilmente con sua signoria illustrissima, che grandemente ha dato che dire a tutta la città et fatto nascere delle reclamationi gravissime; Onde io per zelo di buon servitio mi son valso dell’opera del signor governator delle armi a passar offitio con il medesimo illustrissimo signore, per la trasmissione a questo foro di ogni trasgressione che potesse esser stata fatta dal detto Ziffra sottoposto alla mia persona, mi ha mandato a dire che non haveva alcuna cosa contro di lui, ma che essendo mancato un suo figliolo di esseguir certo suo ordine, per questo si era rissolto di far sequestrare il padre in corpo di guardia, che neanco in luoco di barbari si pratticano queste forme, et havendole fatto far le considerationi più proprie et li inconvenienti che da questa ingiusta causa ne potriano conseguir, mi ha fatto sapere che per sera lo lincentiarrebbe, non so poi quello seguirà.
Li bombardieri et militie, malissimo sodisfatte della sua persona et governo, reclamano però, essendo stato destinato in suo luoco, l’illustrissimo Bembo viene atteso con gran bramma da ogni uno, et io con tutta sincierità raccordo riverentemente a Vostra serenità che sarà molto bene incalorir sua signoria illustrissima di incaminarsi quanto prima alla carica, dovendo certamente la sua venuta apportar grandissima sodisfattione all’onorevole servitio et avantaggio alle cose publiche. Gratie.
Cattaro, li 29 luglio 1650.

Antonio Diedo, rettor et proveditore.

Allegati:

1650, a dì 29 luglio, presentata all’illustrissimo signor rettore et proveditore dalli signori Marian Bisanti et Vicenzo Drago, giudici, et da Triffon Palma et Francesco Paltrassich, proveditori, instando ecc. [?] (1 c.)
Illustrissimo signor rettore et proveditor signor paron [?] collentissimo,
la publica pietà riguardando coll’occhio della sua paterna carità et sollevo di questi habitanti per publica delliberatione concesse una quantità di salli, avantaggiandoli nel prezzo. Hora, sendosi redotta la gabella in pochissima quantità di salì, la città tenirne grandissimo il bisogno. Pertanto noi giudici et proveditori del popolo, ai quali incumbe di portar le istanze a sollevo di questi habitanti comparendo di inanti vostra signoria illustrissima, humilmente la suplichiamo di tratenir la vendita di sali per dover esser quelli venduti alli suditti del Prencipe, et di questa giurisditione, fino che con la missione [?] di altri salli di Venetia sia provista la gabella, et tanto riverentissimi instiamo. Gratie.

I menzionati rendiconti della camera fiscale di Cattaro, 29 luglio 1650 (2 cc.)

AS Venezia, Senato, Dispacci, Cattaro, b. 1
Trascrizione di Francesco Danieli.