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1649 Antonio Diedo di Iseppo

Dispaccio del 20 ottobre| 1650|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe,
non mi havendo mai permesso quello illustrissimo signor proveditor estraordinario Boldu che levi dalla camera le mie assignate utilità per li sali essitati in tempo mio, sotto preteza sempre di valersi del danaro per far li terzi [?] alle militie, sibene ad altri ha fatto pagar bollette vecchie, per ressorcer ogni contasa [?] et sovenir al mio bisogno, faci resservar nel magazen Soranzo tanti sali per l’importare del mio credito di esse et del sallario, che pur avanzo, et farlo vender alla minuta a comodo di questi habitanti, non ve ne essendo di altro, in conformità dell’instanza di già fattomi in scrittura dalli signori giudici della comunità, non potendosi sapere quando ha per capitarne da Venezia et dal ritratto [?] rimborsatomi, conforme pure scrisse a detto illustrissimo signore, l’eccellentissimo signor procurator et proveditor general Foscolo, che del cavato di tal raggione mi dovesse render consolato; non mi è valso neanco quello buon termine, poiché hieri doppo pranzo è venuto in pensiero a sua signoria illustrissima di mandare a ricercare la chiave, che viene ordinariamente custodita dal rettore in adempimento dei publici decretti, et un’altra appresso il sallinaro, per voler dar sali a sudditi esteri, col quale, havendomi mandato ad escusare, non essendo di dovere di anteponer quello, al bisogno di questi fidelissimi habitanti, invece di restare sodisfatto et lasciar l’incombenza a me, che ne tengo la cura et sopraintendenza, immediatamente, di assoluta potenza, et con ammiratione di tutta la città, essendo un […] a levare la seradura, et lasciato tutto di sale nella sola libertà del sallinaro, per disponer a modo suo del […], et impedire con questa via a me che nelle mie urgentissime necessità non possa prevalermi di quello che giustamente, se mi deve, interompendosi in tal modo tutti li buoni […] et regali, con quali si dece caminare in tal affare, con violatione della chiave, a sua racomandata, con tanto sprezzo della mia persona, che pure per propria benignità delle Eccellenze vostre in questo governo possede il primo loco di publico rappresentante, per riddurmi a qualche precipitio; ma non le riussirà tal pensiero, essendo rissolutissimo di star costante et ressistare di qualsisia altro peggior incontro, col solo riguardo et mira del servitio di buon governo. Di questo atto ostile ne ho dato anco all’eccellentissimo signor generale, et ne porto anco la riverente notitia a Vostra serenità, acciò resti informata di tutte le cose et della troppa pazienza che sopporto col detto illustrissimo signore. Gratie etc.
Cattaro, li 20 ottobre 1650.

Antonio Diedo, rettor et proveditore.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Cattaro, b. 1
Trascrizione di Francesco Danieli.