1647 Alvise Gabriel di Donato
Dispaccio del 25 aprile| 1650|
N. (senza numero)
Serenissimo principe,
nel giunger a questa carica l’illustrissimo signor Antonio Diedo, mio successore, al quale, sotto li 18 del corente, in essecutione degli ordini di Vostra serenità feci la consegna di questo reggimento: mi parvessero le benignissime di Vostre eccellenze continenti il compatimento delle mie premure, et acconsentimenti in resto delle mie humilissime instanze per la sodisfatione di miei salarii et denaro prestato in questa camera per sovegno di queste militie, con lettere a oggetto di ciò comesso a questo eccellentissimo [?] signor proveditore estraordinario Boldu, perché all’aviso delli 4.000 ducati, portati dal detto illustrissimo signor Diedo, venissi col medesimo denaro io sodisfatto. Sono stato però visitato da mala ventura et incontri, mentre trovo mal propitii gli effetti delle mie influenze, considerate che agli ordini di Vostra serenità non è parso all’eccellentissimo signor Boldu obedire, havendo disposto a mia totale esclusione non sollo delli predetti 4.000 ducati, ma anco delli 2.000 antecedentemente venuti, senza che io, ancora che esistente atualmente nel governo, ne habbia havuto notitia veruna, col […] sua, al arivo del sudetto successore, fatto far anco i giri in questa camera, non senza stupore et maraviglio di tutti. Io mi ritrovo qui, obligato al sostegno di numerosa famiglia et nell’impegno di dispendii gravissimi, et aggravato di debiti di consideratione che non mi permetono il modo di poter restituirmi alla Patria, senza haver antecedentemente soldato le mie partite, non dovendo perder di vista la propria riputatione di movermi da questa città, senza rintegrar prima quelli che tropo cortessamente mi hanno acomodato di suoi haveri, impiegati non solo per la mia neccesità, a decorosamente sostenare la publica viregerenza [?], ma ancora per sovenir le militie nella mancanza del publico denaro. A tutto questo mi si agiunge anco novo peso del pagamento del nolo della fregata per caricar le mie poche robbe, sfortunato residuo delle mie povere sostanze, rimastemi dal naufraggio patito di quelle di maggior vaglio sopra il vascello carico di miglio, qual veniva da Corfù et fu tratenuto per un mese et più da questa eccellenza con intentione di scaricarlo, che poi non hebbe effetto, ma fu licenziato per esser stato ispedito per Venetia; con quell’occasione io caricai molti miei colli di robbe, le quali nel canal di Corbula furono naufragate, eccettuate alcune infelici reliquie, che furono recuperate dalla diligenza di quell’illustrissimo signor conte, le quali si ritrovano molto debimentate [?]. Porto all’infinita pietà di Vostre eccellenze questi miei osequiosi clamori, rapresentante dalla pena del dolore, supplicandole col più intimo della mia riverenza di aplicarmi colla sua mano suprema eficace compenso al ristoro di miei guai.
Spero che le Eccellenze vostre, per carità in atto, le rifletterà alla misura del mio stato, alli travagli che sostengo, alli dispendii che provo et a quelli che nell’avenire mi chiamano, al riparo di quali mi sarà favorevole la gloriosa clemenza delle Eccellenze vostre, con benignissimo provedimento et oportuno, come anco del riportar il denaro a Venetia alli magistrati et lochi pii per legge, et ordini et comisioni, essendo il tutto stato disposto da questo eccellentissimo signore. Rimando di novo alle Eccellenze vostre la fede di camera del mio havere sottoscritto col successore, et da questa eccellenza [?] Boldu. Gratie etc.
Cattaro, li 25 april 1650.
Alvise Gabriel.
Allegati:
La lista di spese e pagamenti citata da Gabriel, firmata da Antonio Diedo, Filippo Boldu e Sebastiano Guadagnini, 25 aprile 1650 (1 c.)
AS Venezia, Senato, Dispacci, Cattaro, b. 1
Trascrizione di Francesco Danieli.