3 novembre| 1602 Antonio Basadonna
Dispaccio del 4| maggio| 1604|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
Mentre il clarissimo signor Giovan Francesco Loredano del clarissimo signor Gieronimo che era al
governo della gallea del clarissimo signor Antonio suo fratello, che è rimasa nelle acque di Pirano fosse andato hieri con una barca a Trieste per la recuperatione di quattro galleoti a di passato fuggiti, fu da Triestini con barche armate fatto pregione con tutti i suoi al numero di sette. Il che havendo io risaputo di [?] dopo ritornato dalla mostra della compagnia unita del territorio, ho questa mattina espedito a Trieste il signor Nicolò Gravise, il cavaliero de principal di questa città che de lì ha molte dependenze insieme col mio cancelliero per scoprir con maggior fondamento e con ogni altro particolare questa dispiacevol occasione et insieme tentar con gli ufficii di liberarlo et hora mi riferiscono essergli stato per le prima recusato il poter parlar al clarissimo Loredano né ad alcuno di suoi, iscusandosi quei giudici che questa appartenenghi al luogotenente del loro capitanio deputato al carcere della Rocca, continuando la formatione del processo e dopo molta perdita di tempo, havendo pur ottenuto il cavalier di poter abbocarse col luogotenente, che gli è cognato, mostrando egli in parole buona dispositione se ne ha escusato di rilasciarlo per haverne dato conto alla corte del Principe Ferdinando; anci che questa sera lu farà levar dalla stanza della communità et condur in Rocca, promettendo di ben trattar la sua persona; gli altri fra quali un piranese saranno tratenuti in una prigione. Raccontando li Triestini il modo tenuto in questa occasione esser tale che il clarissimo Loredano trattasse prima con li galleotti in Trieste acciò ritornassero in questa et havendo essi recusato retirandosi con una barca a lavorar in certe vigne poco discoste dalla città li seguitasse con la sua barchetta et sopragiuntane una nella quale era un huomo già fin l’anno fuggito dalle gallee della Serenità vostra in quella città ha tolto habitatione, se lo prendesse in barca per condursello via et alcuni dei suoi, smontati in terra, habbino fatte alcune insolentie correndo dietro ad alcuni lavoratori delle vigne, a quali spezzassero un barile di bevanda; e dalla città osservando li Triestini questi progressi tumultuosamente per ordine di uno di quei giudici, armate due barche con una schiera di ben cinquanta di quella gioventù, tutti con gli archibusi lo sopragiunsero facendolo pregione. Questa è la narratione che essi fanno mostrando il luogo della captura poco discosto dalla città e riferiscono che il clarissimo Loredano dicesse nell’ardore del fatto, havendo preso quel galleotto, pretendendo poterlo far per esser il mare della Serenità vostra e che essi volevan liberarlo, ma che egli volse esser condotto in Trieste; che qual faccia habbita questa di verità rimane sotto la prudenza della Serenità vostra. Dirò questo solo, che sendo accompagnato il cancelliero da mie lettere di credenza a questi giudici et al capitanio, egli secondo la commissione havuta da me, veduto il negotio in termine disperato, le ha tratenuto et il carico di trattar col luogotenente, essendo il capitanio assente, rimase al signor cavaliero, il quale si è andato servendo della libertà della buona vicinanza e tratarsi l’interesse di un nobile veneto, che questa maniera non può esser sentita senon con dispiacere dell’amore e buona intelligenza di Principi e che si procedi con tal pertinacia nel tratenerlo pregione non essendo seguito alcun disconcio né io per altra via posso ricever maggior lume della verità del fatto, riferendomi anco questi [?] che alcuni di Triestini e sono o mercanti o di quelli che hanno beni nel Dominio della Serenità vostra dimostrano dispiacere et altri apertamente han protestato al luogotenente di non risolversi sopra questa liberatione senza espresso ordine del loro Principe e de ciò per la via da terra ne hanno fatto consapevole il Segretario cesareo costì residente, come faccio io hora con barca a posta alla Sublimità vostra, attendendo che mi sia accennato quanto doverò operare in suo servitio. Gratie etc.
Di Capo d’Istria 4 maggio 1604
Antonio Basadonna Podestà e Capitano
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 2
Trascrizione di Damiano Pellizzaro