6 marzo| 1605 Francesco Boldù
Dispaccio del 26 dicembre| 1605|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
Mi conviene dar conto alla Serenità vostra d’un accidente successo l’advento passato in questa città in proposito di religione, il quale se ben è stato terminato dagli interessati con sodisfattione volontaria, tuttavia viene ancora portato da questo reverendissimo Vescovo con pretesti d’auttorità ecclesiastica et per certi suoi interessi che io stimo essermi necessario per ogni rispetto farne la Serenità vostra di quello consapevole. Ha predicato nella chiesa cathedrale di questa città quest’advento il reverendo Padre Bernardino Contarini, cappuccino et il giorno della concettione della beata vergine havendo fatto la sua predica di questa materia, parve a un certo frate dell’ordine di san Domenico, male informato da altri frati, di venir all’hora del vespro nell’istessa chiesa con un libraccio in mano et alla presenza di tutto il popolo con scandalo universale proferir parole indecentissime contra la persona del cappuccino, trattandolo da temerario et heretico, dicendo che haveva offeso et parlato male della sua religione. Quest’inconveniente che doveva mover monsignor Vescovo per ogni maniera a rissolutione che la città restasse sodisfatta con il riconoscimento dell’uno o dell’altro frate che fosse stato trovato in errore, fu da lui tralasciato et tenuto in poca stima, finche per discarico suo il cappuccino procurò che il negocio fosse portato all’inquisitione. Et mentre quello si cominciasse a ricever dal padre inquisitore di questa provincia la città si commosse et desiderando esseguir questo poco andorno in buon numero a trovar monsignor Vescovo, pregandolo che volesse procurar la compositione senza porre in travaglio la sua città, ma per quanto a me riferirono non furono ascoltati. Vennero poi anco da me et m’esposero il simile, proponendo per nome di quel frate che voleva riconoscer il suo errore al cappuccino conveniente sodisfattione et abboccati col medesimo padre fu accettata la scrittura, che con queste vedrà la Serenità vostra congiunta. Eseguite queste cose col mezo dell’interpositione della città nell’istessa chiesa dove il domenicano haveva fatto il scandalo, con saputa anco di monsignor Vescovo, se ben non volse trovarsi presente, ma con l’assistenza del padre inquisitore, questo reverendissimo ha sparso doppo voci in publico che l’auttorità ecclesiastica sia restata offesa et ha minacciato di comparere dinanzi la Serenità vostra e darne anco conto a Roma. Del che sendo restato grandissimamente meravigliato, non mi sapendo imaginar che causa movi questo prelato a desiderar li scismi e le dissensioni, massimamente tra religiosi e in questa città c’ha bisogno per le cose de tempi passati d’esempi di edificatione e non di novi scandali, ho voluto con la vera narrativa di tutto il successo per informatione della Sublimità vostra raguagliarla con le presenti, inviandole per maggior coroboratione della verità l’attestato del reverendo padre inquisitore, in quanto alla buona dottrina del capuccino, acciò venendole qualche voce di questo monsignor possa con fondamento risponder alle cose che fossero da lui portate, havendo io sempre havuto una particolar mira di buona intelligentia con Sua signoria illustrissima, conforme anco alla mente di Vostra sublimità. Gratia etc.
De Capo d’Istria il dì 26 dicembre 1605
Francesco Boldù Podestà et Capitano
Allegati: copia della scrittura di pace tra i due religiosi (1 c.), 29 dicembre 1606; estratto del costituto del frate cappuccino Girolamo Bembi (1 c.), 26 dicembre 1605
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 2
Trascrizione di Damiano Pellizzaro