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14 dicembre| 1603 Gerolamo Loredan

Dispaccio del 20 giugno| 1605|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
Dalla revisione delle militie di questa provincia eseguita da me per ordine della Serenità vostra con il signor Pellegrini Sergente maggiore con sommo mio contento ho riconosciuto quel frutto del quale nella prima mia relatione per gli ordini che si diedero pose la Sublimità vostra in buona speranza. Et dovendo di questo darlene conto particolare et distinto con il dovuto termine di riverenza le dico che in Dignano ho veduto quella compagnia ammaestrata dal Capitan Ruggier Marignana da Rimini di 650 soldati, bella et per particolar dispositione molto disciplinabile, ma di capitano mal provista, se ben ha assai ben sufficiente Sergente, havendo conosciuto in quella più tosto difetto di chi la comanda che mancamento d’attitudine et obedienza di soldati. A Montona ho ritrovato 528 soldati disciplinati dal Capitan Baldassar Tronco et dal Sergente Giacomo Prentino bolognese in stato molto migliore di quello che erano già, conoscendosi che dall’esercitio si vanno ben disponendo nel servicio et accomodando molto alla disciplina così nell’intender bene le battute del tamburro come nel sparar l’arcobugio et anco il moschetto. Quella di Buie comandata dal Capitan Annibale Angelini d’Agubio ben sperimentata et da buon Sergente è di 450 soldati et mi giova sperarne perfetta riuscita, poiché li ho trovati molto ben disciplinati et in quelli di Pirano ch’entrano in essa ho veduto con gran mia sodisfattione rimessa quell’ostinata ritrosità che mostravano al principio, avezzandosi all’obedienza et anco al ben servire, forse per esser stati alcuni di loro da me con rigor delle leggi castigati d’inobedienza. Questa di Capo d’Istria esercitata dal Capitan Giacomo Cresci et dal Sergente Pietro del Tacco di 400 soldati, se ben come altre volte le scrissi è di gente inetta et roza, tuttavia con l’esercitio diligente spero che sia per accomodarsi a qualche frutto di buona disciplina, conoscendo in quella qualche miglioramento. In Albona poi sotto la cura del Capitano Sebastian Boni da Feltre ho ritrovato quella compagnia di 300 fanti avanzata assai nella disciplina et in particolare degli arcobugi et mi prometterei dall’esperienza di quel Capitano et dalla sufficienza di quel Sergente grande accrescimento per l’avvenire, se per certo disparere et disgusto che continua tra detto Capitano et il Capitan Giovan Battista de Negri di quella terra non venisse impedito il dovuto servicio alla Serenità vostra, percioché oltre i riguardi che necessariamente deve il Boni per la potenza di Negri alla propria sua persona, per la dipendenza di questi se gli è nemicato anco il suo segente; onde la division tale ne segue che l’esercitatione de soldati venghi affatto tralasciata. Stimerei perciò bene che all’uno et all’altro d’essi provedesse la Serenità vostra con qualche tramuta. Ho procurato con levar gli inutili et insufficienti et rimetter di giovani che con l’intervento del signor Pelllegrini mi sono paruti più atti, di purgar tutte le compagnie nelle quali al presente (eccettuata la gente di Raspo) Vostra serenità si trova haver 2278 fanti. Raccordai nell’altra mia relatione il bisogno di un armarolo per le arme di queste militie et di 400 arcobugi et hora riverentemente replico l’istesso poiché nel luoco publico delle monitioni di questa città vi sono molte arme et in particolare alcuni arcobugi da ruota tutti da rugine consumati et guasti, per non esser persona ch’habbi la cura di conservarli. Oltra ciò stimo necessario di mandar 1300 morioni in circa che mancano et 500 moschetti per dispensar in queste compagnie, poiché quest’arma riesce molto avantagiosa nel sito montuoso, quale è quello di questa parte. Un abuso anco parmi degno d’esser levato, che si va introducendo contro le leggi che non si diano carichi di comando nelle militie a persone degli istessi luochi, nascendo che questi per la propria commodità ben spesso pongono doppo le spalle il beneficio publico et s’ingegnino a certi atti[?] indegni et odiosi. L’istesso sente il signor Pellegrini, nel quale ho conosciuto tanto valore accompagnato da si fatto zelo del servicio publico che non posso non grandemente comandarle et l’esperienza et la maniera militare, con la quale l’ho veduto procurare che queste ordinanze ricevano tal forma che non minor servicio ne sia per attender da esse fino a qualche tempo la Vostra sublimità che da alcuno nella terra ferma; et questo è quanto mi pare per il frutto di questa revisione poter rapresentare alla Serenità vostra. Gratie.
Di Capo d’Istria alli 20 giugno 1605

Girolamo Loredan Podestà et Capitano


AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 2
Trascrizione di Damiano Pellizzaro