5 luglio| 1604 Nicolò Morosini
Dispaccio del 31 agosto| 1605|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
Sabbato passato che furono li 27 del corrente mi fu rapportato dal Sargente di queste ordinanze et da un soldato che alcuni ladri in gran numero con molti anemali erano stati veduti a San Bortholamio quella mattina all’alba un miglio e mezo discosto da questa terra, ond’io subito mandai per informarmi messo espresso per farne quella provisione che il tempo et la occasione havessero ricercato, ma prima che detto messo ritornasse, perché la nova mi fu data tarda circa l’hora di nona, intesi che costoro erano usciti dal Stado di Vostra serenità per la strada di Zumesco, villa mezza di Vostra serenità et mezza di Arciducali, discosta dal detto luoco di San Bortholamio due miglia, essendo entrati sopra il contado di Pisino, giurisdittione arciducale; il che medesimo mi disse il detto messo ritornato che fu, non potendo però io intendere che questi fussero altre genti che ladri. La matina seguente della domenica poi mi fu detto che quelli ch’erano passati sopra il territorio di Pisino erano alcuni habitanti novamente venuti a stare in questa provincia sul territorio d’Umago che con donne, puti et anemali erano partiti, ma per che causa s’erano partiti non ho potuto ancora intendere. Et quel giorno medesimo dall’illustrissimo signor Capitano di Raspo mi fu scritto che havendo lui inteso la levata di questi se si ritrovassero in questa giurisdittione, perché diceva haver inteso che erano stati trattenuti a Zumesco, che facessi ogni opera perché non partissero o vero almeno non conducessero via gli anemali, al quale rescrissi quanto m’era venuto a notitia et quanti haveano operato come di sopra, repplicandogli il lume che dal zuppano overo merigo di Zumesco da me mandato a chiamare havevo inteso che costoro erano da venti huomini in circa con alcune donne et puti et che seco havevano circa vinti anemali bovini, trenta cavallini et tre quarantene di pegorini a quali non fu pensato d’impedire il passo da quel commune, si perché le persone in parte erano in campagna per occasion del raccolto et parte sopra le are a governar le robe loro, come perché anco l’arrivo di quelli là fu improviso, oltre che quando ciò s’havesse voluto fare sarebbe stata impresa difficilissima per esser li predetti armati d’archibusi. Ma perché heri ho ricevuto altre lettere dall’illustrissimo signor Capitano di raspo predetto che mi dicono che questi al numero di ottanta, come ha inteso, con una moltitudine d’anemali grossi comprati con li danari di Vostra serenità con carri et con somme non solamente erano passati in vista di questa terra, ma che s’erano fermati tre o quatro hore a San Bortholamio et che bisognava che fusse mandato a riconoscerli e trattenere, levandogli le robbe et li anemali, quasi imputandomi de negligenza, havendogli io risposo che questo avenimento era seguito realmente nella maniera che gli havevo esposto con mie lettere et che se questi novi habitanti s’erano fermati tre o quatro hore a San Bortholamio bisognava che fusse stato di notte perché la matina all’alba furono là veduti et che a me non capitò la nova se non circa l’hora di nona, come di sopra ho detto, in tempo che di già erano entrati sopra il territorio di Pisino et che se gli poteva rimediare, come in ogni occorrenza potrano sempre far fede l’illustrissimo signor Annibale Baglioni Governator di Vostra serenità in questa provintia che qui si ritrova, il Capitan Baldisera Tronco deputato sopra queste cernede et tutta questa sua fedelissima communità, oltre che non mi fu rapportato che fussero novi habitanti, ma ladri, come ho detto. Perché dico questo signore m’ha scritto queste ultime lettere nelle quali accenna di darne conto a Vostra serenità, io per debito del dover mio in mia giustificatione ho giudicato bene di non tralasciare di rapresentarle come riverentemente faccio questo seguito della partita delli predetti novi habitanti fuori del suo Stado, seguito me inconscio così in effetto et con verità come ho espresso con mie lettere al detto illustrissimo signor Capitano di Raspo. Et volesse Dio ch’io fussi stato in tempo avertito della detta partita di costoro che quella haverei col detto governatore et con tutti questi cittadini suoi devotissimi servi procurato d’impedire con ogni mezzo possibile, anco con le proprie persone quando altrimenti non s’havesse potuto, tutto che ci fusse corso evidente pericolo, per quell’ardente desiderio che vive in noi di apportar a Vostra serenità in tutte le occasioni sempre buon servicio. Gratie etc.
Montona il dì 31 agosto 1605
Nicolò Moresini Podestà
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 2
Trascrizione di Damiano Pellizzaro