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27 settembre| 1604 Nicolò Zorzi

Dispaccio del 20 agosto| 1605|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
Giulio Grisoni della città di Capo d’Istria conduto meco per Canceliere sotto pretesto che dovesse in deto carico essercitarsi con quella fedeltà che si conviene a pubblici ministri non solamente per l’adietro si fece lecito sin nel proprio palazzo offender un certo Giovan Maria Gatinonio di questa città a preghiere del quale poi condonai ad esso Grisoni il castigo che pur giustamente meritava, che anco tuttalvolta perseverando ad un continuato mal affeto verso questi sudditi è stato così ardito che postposto il timor del Signor Dio et della giustitia con sprezzo della publica dignità s’ha fatto lecito per suoi vani et pravi pensieri la sera di lune 18 del passato mese di luglio nella publica piazza di questa città et alla presenza mia nulis dictis et pensatamente con un bastone offender sopra della testa et redur a termine di morte un certo quondam Bortholo Fasson, huomo quieto et pacifico et dal quale non haveva ricevuto dispiacere alcuno. In modo che non dovendo io per il zello che tengo del publico interesse et decoro de magistrati più oltre tollerare l’audatia di un così fato huomo deliberare subito licentiarlo, si come feci, et perché mi pareva che deliti di così fata natura commessi da publici ministri con danno del prossimo et scandolo de sudditi non dovessero passar impuniti, feci sopra ciò dal Cancellier del clarissimo reggimento di Cittanova per tal causa conduto formar diligente processo sopra il quale non lo pottendo io come già mio curiale giudicare, in conformità delle leggi di Vostra serenità, mi è parso debito mio dargline riverente conto afine che da Vostra serenità sii dellegato un giudice che lo habbi a giudicare; et se in questo proposito debbo dir l’opinione mia con quella riverenza che mi si conviene, le significo che serà bene esser dellegato all’illustrissimo Capitano di Raspo, perché costui è uno delli habitanti nella città di Capo d’Istria, dove li interessati resterebbono d’agitar le loro pretensioni per il parentato che tiene ivi, rimettendomi però sempre al sapientissimo giudicio di Vostra serenità, alla quale con ogni affeto maggiore me gli inchino et raccomando.
Di Parenzo li 20 agosto 1605
Di Vostra serenità humilissimo servitor

Nicolò Zorzi Podestà


AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 2
Trascrizione di Damiano Pellizzaro