16 giugno| 1611 Zido Avogaro
Dispaccio del 17 gennaio| 1611|
N. (senza numero)
Serenissimo principe,
sino sotto li 16 del passato mese di decembre, de notte, una troppa de genti ladre con studiata accortezza andorono ad un vascello che si attrovava a scalla in terra a caricar legne in certo luoco detto Molin de Rio, di questa giurisditione, et con loro imperiosa potenza, levato il patron di esso vascello, si fecero guidare con il schiffo allai alcune barche pescaresse delle quali delli huomeni di essi si servisero tuta essa notte, in farsi guidar hor qua hor là allai barche et vascelli, dove sforzatamente con minacie, percussioni et violenti modi usati a patroni di essi vascelli et marinari li depredorno et svaleggiorno, levandoli et li denari et li vestiti loro, come così particolarmente fecero nel vascello de Zuanne de Gasparo Gobbo da Venetia, all’hora existente in queste acque nella contrada di Orsara, al qual, oltre l’haverli levato per più de 10 ducati de danari contadi in circa, anco li sacheggiorno le robbe et lo offesero nella vita; sopra di che, formando io studiosamente processo per venir in cognitione de detti ribaldi, non ho sin hora potuto sotraher altro, salvo che li danni dalli sudetti commessi con spaventoso timor et terrore de sudditi et di più per una deposition di Zuanne Zuer [?], garzon sopra il vascello di Alfonso [?] Giovanni Lippomano, patroneggiato da signor Domenigo Bogovichio, che attesta haver del numero di questi manegoldi riconosciuto un chiamato Vido de Piazza, Murlacco habitante in questo territorio in loco detto Villa Viva [?]. Di lui et delli altri tutti inquerendo io per scoprire più oltre se siino tuti ladri paesani, overo accompagnati con Uscochi o altre genti imperiali, la notte poi di venere 14 del corrente, in maggior numero et seguito, soprapresero alcuni altri patroni di Brazze [?] da Rovigno, che con loro barche erano per la riviera di questa giurisditione a levar locumi [?] di legne per pescare, li quali con l’istesso violento modo levorno et facendosi con le loro barche guidare così di nove ove più li piaceva, si ridussero finalmente nelle acque sudette in contrada di Orsara, dove trovati alcuni vascelli, et specialmente alcune fregate, andati allai svaleggiorno et sachegiorno quelle, né […] contenti che anco andati nel […] fra quei monti, ordinariamente si sbarcano, ivi anco svaleggiorno 3 altri vascelli nell’istesso modo che prima havevano operato, dei quali io pure, ad ogni modo procurando divenire in luce, non ho potuto scoprir altro che per la depositione di un signor Piero di Steffani, fattor de Caldura, che deppone come li sudditi sono stati al numero di 30 giovani ben vestiti alla uscocha, armati et provisti, né potendo haver sin hora altro né stradda [?] di oviare all’incurioni de così scellerate genti, per la declinatione del paese et forze tenue della città et del reggimento, ho giudicato debito meo a darne conto a Vostra serenità, a fine che lei con la summa sua prudenza prendi quelli espedienti che alla preclara integrità sua pareranno necessarii, in riparo de sudditi li quali perciò vivono in continuo spavento et timore. Gratie etc.
Di Parenzo, li 17 genaro 1611.
Di Vostra serenità umilissimo servitor,
Zido Avogaro, Podestà.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 6
Trascrizione di Francesco Danieli.