5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini
Dispaccio del 5| marzo| 1617|
N. (Senza numero)
Serenissimo prencipe
diedi con altre riverenti lettere mie noticia alla Serenità vostra del’offerta fatta da questo signor governatore per condur al campo nel Friuli 50 cavali, sotto la condota [del?] capitan Giovanni Vitelli suo figliolo, ebbi in risposta dovesse ridrizarmi co’ l’eccellentissimo signor Gieneralle per la provisione de danari, essequii il comandamento ma per la streteza in che si trovava Sua eccellenza non potè farmene capitare, si che questo cavaliere desideroso di far conoser la sua divotione al’Eccellenze vostre parte co’ le sue debolisime sustanze, et parte con qualche suffragio datolle da me manda il suddetto figliolo, qual è sogieto di molta esperienza et che a servito tutti li pasati messi in Dalmazia nelli presenti motti, a piedi della Serenità vostra con una portione per suo obligho prontisimo quando abbi le consuete prestanze di adempir la summa predetta, et spero lo potrà facilmente farre, esendo sugieto molro amato a questi confinii ,assicurandomi anco che possi prestar honorato servitio, ho medesmamente inviato di ordine del eccellentissimo Belegno a Cervignano 600 [?] di orzo, che costa D. 8 [n?] 10 in circha il [?] venitiano, ne vaddo preparando maggior summa, ma ne anco per questo effetto mi capita dinaro, non so però come poter continuare, saria di già in ordine la compagnia di 200 archibugieri [?] quarche nobile di questa città per servir nel campo la Serenità vostra quando non se le fosse atraversato inffiniti incontri de qualli parte ne o fatto capitare con altre riverenti litere mie alla sua noticia, et hora con la medesima riverenza le dirò che questo capigì bassi preclude ogni strada di poter cavar un homo a questi confini, agiongendosi appresso pronta la volontà del sogieto, et ardente la sua devotione, che si lascia inteder voler ad’ogni maniera venire con quella maggior summa potrà, io certo non manco di agionger callore, conosendo esser talle il servitio dell’Eccellenze vostre et il mio reverentissimo debito [questo capigì bassi fu a Salona, fece diligiente inquisitione ne’ morlachi, che anno datto huomeni per servir Vostra serenità, che trovatone colpevolli, ad alcuni tolto dinari in grossa summa fino D.300 achomodarli, et ad altri a levato le persone per schiavi, conducendone via più dirvo[?] se ben di discore la sua autorità non estendersi per far tal risentimento se non nel’Albania, di è abocato in Cetina altri sangiachi, di Clisa, et di Licha, senza penetrarse le tratacioni lorro, ho volsuto ascoltare i clisanii, ne meno per il pranso presentatolli, secusando appresso certe queremonie loro, contro Cusain Beg, antico disturbator di questi confini, anc’al’incontro promeso a lui che se lo seguiterà fino alla Porta, lo fatà fare grand’huomo. Questi particolari mi sonno capitati dal confidente che tengho in quelle parti, fece anco li giorni passati certe minacie contra spalatinii, che diede materia a questi sudditi di star pronti a l’armi, tenendose potesero calpestare le biade con l’incursione di 150 cavalli che secho aveva, tuttavia non sucesse più altro che con tal ocasione dirò aber io veduto questa giente sprovista d’armi, tanto confusa, senza regolle ne disciplina militare, che acompagnase li mancanti con la debolezza della città, et con le poche monitioni, et dovute provisionii non si potrebe certo far resistenza ad’una incursione che Dio guardi si potesse esser fatta da chi vi fosse, tuttavia quanto alle persone userrò ogni diligienza come o fatto già imparte, per porgier rimedio alle diffese lorro, con partir le cernide, darli capi proportionati, procurar l’obedienza della qual sonno pocho oservanti, ma questo non basterà se non venirà soministrato a l’artigliaria i dovuti aprestamenti, per cavalcarla, et riparato a certa parte di muraglia sdrusita per dove è tropo facile la salita, ance aperta l’entrata, di [?] poi questi stano tutti sforniti, che non s’atrovano altro che li manarini, masime esendo capitali nemici del’arcobuso da corda, se la si compiacese di mandarne qualche quantità da rodda per distribuirli fra di loro, procurerei vendermi cauto per che fussero pagati come si è fatto per aponto in altri lochi di questa provintia, et certo che le Serenità vostre ne riceveria notabilisimo servitio posendosi conservare con magior sicurtà li confini, et disiplinare megli gli huominii. E di ciò detto perché all’eccellentissimi signori proveditor general Zani, et Belegno, atendessero per ciò quelle comisionii et promesionii che alla sua molta prudenza parerà. Deliberai con li soliti incanti questi dacii per D. 4.389 che l’anno pasato si [?] D. 4.144 ne averei cavato maggior utilità se non si fuse incontrato in questi travagliosi motti et certo dubitai grandemente di [discavedar?] non pocho, tuttavia con l’agiunto del Signor Dio si è fatto augumento di D. 245. Gratie.
Di Traù, lì 5 marzo 1617.
Gabriel Moresini, conte.
ASVe, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 16.
Trascrizione di Marco Rampin.